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Un museo a cielo aperto - la statuaria di piazza della Signoria

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La forte personalità artistica di Michelangelo domina la scena fiorentina fino al 1534, ma anche dopo la sua partenza per Roma il suo prestigio è sensibile tra gli artisti attivi in città e nel territorio fiorentino. Tale situazione trova una definitiva consacrazione nella fondazione dell’Accademia del Disegno patrocinata da Cosimo I e voluta soprattutto da Vasari, che conduce al definitivo radicamento del mito michelangiolesco. Per molti decenni in Toscana e a Roma il confronto con l’opera di Michelangelo sarà inevitabile e solo verso la fine del secolo con l’emergere di nuove tendenze, si assisterà al progressivo riflusso della sua influenza.
Subito dopo la collocazione del David di Michelangelo (1504) di fronte a Palazzo Vecchio, si era posto il problema di affiancargli una seconda statua, ma i travagli politici fiorentini avevano impedito che si giungesse ad una rapida soluzione. Uno dei segnali del consolidarsi del potere mediceo fu la commissione da parte di Alessandro de’ Medici a Baccio Bandinelli di un gruppo raffigurante Ercole e Caco da sistemare accanto al David pericoloso simbolo dell’orgoglio repubblicano. Bandinelli, fecondissimo disegnatore,  scolpisce nel grande blocco di marmo di Carrara un gruppo troppo massiccio e compatto nel vano tentativo di competere con Michelangelo. 

Dopo il 1534 sulla Piazza della Signoria e nella Loggia dei Lanzi vengono a trovarsi alcune fra le più importanti statue fiorentine: il Marzocco e la Giuditta di Donatello, il David di Michelangelo e l’Ercole e Caco di Bandinelli: la presenza di quest’ultima opera legittima le attese degli altri scultori contemporanei, desiderosi di esporre, a loro volta nella pubblica e prestigiosa galleria all’aperto, le proprie opere.

Benvenuto Cellini appena rientrato dalla Francia, riesce ad ottenere da Cosimo I l’incarico di eseguire un Perseo in bronzo, da porre nella Loggia dei Lanzi. La fusione del Perseo cui l’artista giunse dopo aver elaborato di versi modelli preparatori di notevole interesse, viene raccontata da Cellini stesso nella sua autobiografia con estro narrativo e con la minuziosa descrizione del procedimento tecnico della cera persa; l’artista annota la tensione che aveva accompagnato l’attesa dell’esito della fusione. Il sinuoso corpo di Perseo si erge sui resti riversi di Medusa decapitata: il virtuosismo di Benvenuto Cellini si manifesta nella ricerca di molteplici punti di vista nella ricerca di molteplici punti, come nella puntigliosa definizione da orafo dei dettagli dell’elmo e del viso di Medusa o nella ricchezza profusa nella base di bronzo e marmo, carica di ricordi dell’arte di Fontainbleau e di rimandi classici.

Nonostante il risultato conseguito dal Cellini, Cosimo I non affida all’artista l’incarico di realizzare una monumentale fontana per piazza della Signoria. Il compito tocca all’Ammannati che tra il 1563 e il 1577 conduce a termine la Fontana di Nettuno composta da un bacino di base sorreggente le figure bronzee di divinità marine e coronata al centro da un carro sormontato dalla grande statua marmorea del dio del mare. Nella massiccia figura di Nettuno, Ammannati si riallaccia forse a un precedente progetto di Bandinelli, mentre le statue bronzee della base e le allegorie del carro mostrano maggiore estro compositivo, rielaborando liberamente motivi dello stile internazionale di corte.

L’assetto della piazza diventa definitivo nell’ultimo quarto di secolo quando lo scultore fiammingo Jean de Boulogne, detto Giambologna vi colloca le sue opere: due, tra cui il Ratto della Sabina, trovano posto nella Loggia dei Lanzi e la terza raffigurante Cosimo I a cavallo commissionata dal granduca Ferdinando, viene sistemata nello spazio aperto sul fianco sinistro di Palazzo Vecchio. L’aspetto conferito alla piazza nei primi decenni della dominazione medicea è giunto quasi inalterato fino ai nostri giorni, benché gravi problemi di conservazione abbiano indotto a sostituire alcuni originali con copie per preservarli dai danni dell’inquinamento atmosferico.

 

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