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La Grotta di Madama al Giardino di Boboli

Nell’architettura dei giardini medicei le acque occupano spazi di grande rilievo, riconoscendo in esse l’elemento generatore del giardino, la linfa che ne condiziona la vita sia che scorra attraverso i condotti sotterranei, sia che venga raccolta nelle capaci conserve delle acque o alimenti le grandi peschiere a cielo aperto.

Nel Giardino di Boboli, il Tribolo aveva previsto il bacino di Nettuno in posizione elevata per alimentare una serie di fontane collocate a valle mentre la sorgente detta della Ginevra, fuori porta San Giorgio, alimentava il vivaio delle acque progettato da Giorgio Vasari nel 1557 nella zona nord-est del giardino ai confini con il muro di divisione con la proprietà Barbadori-Guicciardini e le residue parti ecclesiastiche. Il progetto di Tribolo per Boboli non comprendeva la realizzazione di un sistema di grotte bensì la presenza di fabbriche rustiche, secondo l’esempio romano di Pirro Ligorio, e di un discreto numero di conserve delle acque o peschiere. 

grotta madama giardino di boboli   Grotta di Madama - Giardino di Boboli, Firenze  

Alla morte del Tribolo avvenuta nel 1550, Davide Fortini prese le redini della progettazione che permise al giardino di acquisire la configurazione decisiva, conforme alla realizzazione del progetto originario. In quegli anni era grande il fervore di iniziative nell’”orto di Pitti” e fra il 1553 e il 1555 si veniva completando dal Fortini la costruzione della piccola grotta situata in una zona eccentrica del giardino, lontano dall’asse principale occupato dall’anfiteatro di verzura. Il terreno su cui insiste la grotticina appartiene a quella a quella parte del giardino meno ufficiale e più dedicato alle frequentazioni della famiglia ducale, che si snoda attraverso un percorso secondario suggerito da una viottola ricoperta da fromboli di fiume, oggi scomparsa, ma esistente sotto il piano di calpestio, costeggiando i muri di confine con quelli che una volta erano gli orti dei conventi delle monache di Santa felicita e dello Spirito Santo alla Costa. 

La singolare costruzione che rivela nel suo impianto una derivazione quasi filologica delle costruzioni imperiali romane, si confonde con le origini stesse di Boboli anticipando nel tempo l’apparato decorativo scultoreo di altre grotte che nel corso dei secoli lo arricchirono. Nell’universo metamorfico del giardino, l’acqua che stilla nelle cavità umide della grotta raffigura la genesi della vita, ove convergono occulte energie cosmiche e si relazionano in un processo di costante mutazione.

La morfologia stessa della grotticina, chiamata in seguito di “Madama” forse in omaggio alle granduchesse medicee Giovanna d’Austria e Maria Maddalena cui spettava il titolo di “Madame” alla francese, che si raffigura falsamente ipogea per essere costruita a ridosso del muro di cinta dell’orto delle monache di Santa Felicita e il crinale della collina, richiama la conformazione delle spelonche e degli antri primordiali che si aprivano, addentrandosi nelle profondità della terra, sotto la montagna rocciosa. La parete absidale della Grotta di Madama è costruita con stalattiti adattate a formare un monte roccioso alla cui sommità è inserita la grande testa di capro che domina la composizione pastorale sottostante, formata dalle tre capre in equilibrio instabile sul pendio, con le teste rivolte verso l’alto  le prime due e verso l’ingresso della grotta la terza. Le sculture eseguite da Giovanni di Paolo Fancelli, a eccezione della capra in posizione frontale, eseguita personalmente da Baccio Bandinelli, ripropongono il tema dell’”antro delle ninfe” o amaltheion di derivazione classica, cui si sovrappone il racconto mitologico dell’infanzia di Giove allevato nelle grotte del monte Ida dalla capra Amaltea. L’intera decorazione della fabbrica rustica è organizzata intorno alla scena pastorale e ripropone motivi ornamentali classici e naturalistici in un continuo scambio fra volta, pavimento e pareti, dove si avvertono richiami colti all’antico e rappresentazioni realistiche dell’ambiente naturale esterno alla grotta. Giovanni di Paolo Fancelli, oltre ad essere l’esecutore del gruppo scultoreo e della vasca sottostante, realizzò il disegno per il pavimento rialzato in testata alla grotta, formato da tasselli geometrici di marmo bianchi, rossi e neri. La pavimentazione centrale si deve a Michele di Santi Buglioni che nel 1556 eseguì servendosi di listelli in cotto bianco e rosso , un elaborato disegno geometrico di rara classica eleganza, in tutto rispondente alle modulazioni geometriche del soffitto cassetto nato, nitidamente scandito da cornici in stucco bianco contornate, con sapiente gioco di contrasti tra materiali diversi e colori, dalle spugne calcaree. La decorazione a fresco delle specchiature della volta, degli archi sostenuti dai piedritti sulla parete di fondo e della controfacciata, venne eseguita da Francesco Ubertini detto il Bachiacca. La grotta, tradizionale luogo di forze irrazionali e misteriose, stempera la natura selvaggia rappresentata dalle rocce in forme architettoniche elegantemente sofisticate, la cui fantasiosa ma calibrata composizione tende a rigenerare lo spirito esorcizzando le inquietudini e le angosce provenienti dall’esercizio del potere politico.

Nel panorama architettonico in divenire del nascente giardino, la Grotta di Madama rappresentava un momento di assorto raccoglimento interiore tutto dedicato, nella sua struttura severa e priva di vistose caratterizzazioni esteriori, ad accogliere allegorie mitologiche allusive alla vita di Cosimo-Giove in una dialettica stringente fra mito e realtà, e insieme dedicata al culto degli antenati e della continuità con la stirpe medicea.

 

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